STAR WARS L’IMPERO COLPISCE ANCORA
Il sequel di Star Wars è ancora oggi l'episodio più riuscito della saga di George Lucas.
MEMORIE DI UN CINEPHILE
Immaginate un ragazzo di 16 anni che in un pomeriggio freddo e piovoso di dicembre del 1977 attraversa tutta Roma a bordo della sua vespa special 50 per andare a vedere un film di cui si parla da mesi sui giornali e che finalmente è uscito in Italia. Il ragazzo è accompagnato dal suo migliore amico e dopo aver percorso circa 15 km arriva al cinema Ritz (all’epoca una delle sale più grandi della capitale, ora trasformata in un supermercato) ed entra a spettacolo iniziato. All’epoca si poteva entrare in qualsiasi momento e si recuperava il pezzo di film perso all’inizio dello spettacolo successivo.
I due amici entrano nella sala buia accompagnati dalla maschera e sullo schermo vedono due androidi in mezzo al deserto che bisticciano tra loro. Non c’è traccia di attori umani e la scena prosegue così per 5 minuti abbondanti. Gli amici si guardano perplessi fino a quando uno dei due esclama: “Ma che caspita di film è questo?!”
La pellicola era Guerre Stellari e alla fine della proiezione la percezione dei due amici mutò in una consapevolezza istintiva di avere appena visto qualcosa di completamente nuovo e diverso. Solo un anno prima di Guerre stellari era uscito La fuga di Logan, i cui effetti speciali, alla luce delle innovazioni tecniche di Star Wars, apparivano totalmente obsoleti. In Star Wars, infatti, gli effetti speciali - ottici e meccanici - erano utilizzati magistralmente. Faceva poi capolino per la prima volta il Dolby Surround, avvolgente e potente, ma tutto il film era fresco e innovativo dal punto di vista del linguaggio, pur narrando archetipi già abbondantemente messi in scena dal cinema americano: la centralità della famiglia, il ritorno dell’eroe, le origini del mito. Il successo fu clamoroso anche in Italia e qualche giorno dopo a scuola tutti parlavano di Luke Skywalker e Leia, di Dart Vader (da noi tradotto Darth Fener) e Han Solo.
Dovettero passare 3 anni per ritrovare i personaggi amati in un sequel, a sua volta divenuto leggendario: The Empire Strikes Back-L’impero colpisce ancora.
UN MITO TRASFORMATO IN BRAND
Quando il 21 maggio del 1980 The Empire Strike Back fa il suo esordio nelle sale americane il titolo non è ancora conosciuto come l’episodio V della saga, capitolo centrale di una legacy composta da nove film, suddivisi in tre trilogie.
George Lucas non è ancora l’autore ossessivo che una quindicina d’anni dopo realizza le edizioni speciali dei primi tre capitoli, modificate digitalmente, aggiungendo nuovi effetti speciali, nuovi personaggi e dialoghi aggiuntivi per cercare una continuity narrativa che leghi la prima trilogia con i nuovi tre episodi, rispettivamente La minaccia fantasma, L’attacco dei cloni e La vendetta dei Sith.
Alla fine degli anni ‘70 Lucas non si è, dunque, trasformato nel business man preoccupato soltanto di aumentare i profitti immaginando spin-off, a volte incompatibili dal punto di vista narrativo con i film pre esistenti, coinvolgendo nella discutibile impresa svariati registi con visioni contraddittorie dell’universo Star Wars.
Guerre stellari è ormai un brand della Disney che cerca di rimpinguare il portafoglio con mere operazioni di marketing, discutibili sia dal punto di vista narrativo che produttivo. Questa sovrabbondanza di film, spin off, serie Tv ha reso la saga un marchio che ha finito per dissipare tutto quanto di positivo si trascinava dagli anni 70’. E’ per questo che alla luce di quanto accaduto dopo, The Empire Strikes Back, rappresenta ancora il lato più naif e affascinante della saga.
LA SERIALIZZAZIONE DI UN CLASSICO
Il secondo capitolo di Star Wars sviluppa la trama e le relazioni interpersonali tra i personaggi in un copione abilmente scritto dalla celebre sceneggiatrice Leigh Brackett, autrice di Un dollaro d’onore di Howard Hawks e Il lungo Addio di Robert Altman, e da un giovane Lawrence Kasdan, che poi passerà alla regia prima con Brivido caldo e poi con Il grande freddo. Pur tuttavia, la realizzazione dello script incontra delle difficoltà impreviste fin da subito come racconta lo stesso Lucas sul sito starwars.com: “... Preparare la sceneggiatura per le riprese è stato un calvario. “Non mi piace scrivere, inoltre Leigh Brackett è morta il giorno in cui ha consegnato la prima bozza della sceneggiatura. Volevo adottare dei cambiamenti allo script ma ero bloccato. Avevo già lavorato con [lo sceneggiatore] Larry Kasdan su Raiders [of the Lost Ark] così gli chiesi se se la sentiva di lavorare a una terza bozza di Empire“.
La vera sorpresa del copione è nascosta nelle ultime pagine, allorché Darth Vader rivela a Luke di essere suo padre. Di questo fondamentale plot point sono al corrente soltanto Lucas, Kasdan e il regista Irving Kershner. Quando arriva il momento di girare la scena sono avvisati solo gli interpreti principali.
Il sequel dimostra una compattezza narrativa superiore all’archetipo. In particolare, i rapporti tra Luke e sua sorella Leia sono tessuti con minuzia, è introdotto il personaggio di Yoda, fondamentale nella prosecuzione della saga, e con un colpo di scena clamoroso si rivela il vero rapporto tra Luke e Darth Vader. Tutto in 127 appassionanti minuti, diretti dal canadese Irvin Kershner (autore nel 1978 del thriller di successo Occhi di Laura Mars con Faye Dunaway) con l’aiuto dietro le quinte di George Lucas. Quest’ultimo, infatti, scottato dalle innumerevoli difficoltà produttive, tecniche ed editoriali, incontrate nella realizzazione di Star Wars, si era ripromesso di non dirigere mai più un film, preferendo gestire le sue opere come produttore. Tuttavia, le difficoltà incontrate da Kershner sul set e i preoccupanti ritardi sul piano di lavorazione inducono Lucas ad intervenire in suo aiuto. La promessa di non tornare mai più dietro la macchina da presa verrà peraltro di nuovo infranta con il ritorno alla regia, avvenuto nel 1999 con La minaccia fantasma.
Il primo Star Wars era stato realizzato senza sapere che avrebbe dato il via a numerosi seguiti. Al contrario, date le vicissitudini incontrate durante le varie fasi di realizzazione, tutti pensavano, infatti, ad un sicuro insuccesso. E invece, contro ogni aspettativa, il film si è rivelato un classico e ha tirato una linea, non solo metaforica, tra il vecchio e il nuovo cinema. Nulla, infatti, è stato più lo stesso a Hollywood dopo Guerre Stellari.
Il secondo capitolo è pensato come parte di una trilogia e presenta numerose sfide. L’impero colpisce ancora, infatti, ha una narrazione senza un vero inizio né una fine e parte dal presupposto che il pubblico avrebbe seguito i personaggi e gli eventi anche in futuro. E’ il primo esempio quindi di serializzazione del cinema, un modo di pensare ai film che Lucas adotterà anche con Raiders of The Lost Ark - I predatori dell’arca perduta - prodotto l’anno successivo insieme al suo sodale Steven Spielberg che ne firma anche la regia. La pellicola si ispira ai serial d’avventura televisivi e molti critici, Vincent Canby del New York Times su tutti, paragona il film ad un fumetto. E per il giornalista non è un complimento.
Ora che la serializzazione è divenuta un vero e proprio standard narrativo è più facile apprezzare il modo in cui Lucas e i suoi collaboratori hanno colto i vantaggi di aprire L’impero colpisce ancora con una forte scena d’impatto - in media res - già utilizzata peraltro in Star Wars, e di chiudere la storia con un cliffhanger.
LA STORIA
La partenza de L’impero colpisce ancora è persino più dinamica del film precedente. Il cielo stellato, subito dopo il tradizionale commento scritto, è invaso dalle sagome minacciose di colossali Star Destroyer imperiali. L’aggressività estrema è la cifra della nuova pellicola: dramma e sviluppi tragici sono uno dei punti ricorrenti della vicenda, nella quale i nostri eroi sono sottoposti a violenze e sofferenze, privazioni e angosciose rivelazioni. Han e Leia si rivelano i reciproci sentimenti e non mancano le presenze dei freaks. Sul pianeta di ghiaccio di Hoth (le sequenze furono girate in Norvegia) troviamo Luke a cavallo di una bizzarra creatura, il tauntaun, a metà strada tra uno struzzo e un canguro. I due sono aggrediti da un wampa, un demone delle nevi che stordisce Luke e lo porta nella sua caverna.
Subito dopo assistiamo a una spettacolare battaglia tra i mastodontici camminatori imperiali e le installazioni dei ribelli. La magnifica sequenza di guerra è filmata con modellini in stop motion, una tecnica inventata negli anni ‘50 dal genio degli effetti speciali Ray Harryhausen.
C’è poi il pianeta di Dagobath, fatto di vegetazione lussureggiante e paludi, dove vive il maestro Yoda, una sorta di elfo verdastro dalle orecchie appuntite, che diventa centrale nell’universo di Star Wars. Yoda è il maestro Jedi di Luke, colui che addestra il giovane, indicandogli come utilizzare la forza a fin di bene. Il pupazzo è realizzato e animato da Frank Oz, il geniale inventore, insieme a Jim Henson, dei Muppets. Nella versione originale Oz presta anche la sua voce allo gnomo, con un vocabolario forbito ma strampalato.
Tutti gli eventi della pellicola portano allo straordinario finale. Prima Han Solo è fatto prigioniero dal cacciatore di taglie Bobba Fett (altro personaggio mitico dell’universo lucasiano) poi è ibernato in un blocco di carbonite e nulla può Chewbecca per salvare il suo compagno.
Il climax finale è caratterizzato dallo scontro tra Luke e la sua nemesi, Darth Vader. Il pubblico sa che il Signore dei Sith è interessato a convincere il giovane ad associarsi a lui e al suo imperatore Palpatine. Ma perché Vader ha questo morboso interesse verso Luke? Disarmato con un fendente della spada laser che gli amputa una mano, Luke assiste a una rivelazione incredibile: dietro l’elmetto nero di Vader si cela Anakin Skywalker, suo padre.
In questo modo uno dei riferimenti più evidenti della tragedia greca è innestato su una storia fantasy. Lo scontro con la figura paterna rievoca, infatti, le vicissitudini del re Edipo, che dall’omonima tragedia di Sofocle ha percorso tutta la storia del pensiero occidentale.
LA COSTRUZIONE DI MONDI
Più realistico di Guerre Stellari, L’impero colpisce ancora è dunque molto distante dal tono fanciullesco de Il ritorno dello Jedi, ultimo capitolo della prima trilogia.
Avere concepito la pellicola come un incessante inseguimento nella galassia offre a Lucas la possibilità di immergersi nella costruzione di un mondo prima che questo aspetto diventi un’ossessione nei prequel. The Empire Strikes Back mette in scena la sua storia in ambienti meravigliosamente concepiti: dagli estremi sub-artici di Hoth, che richiamano il deserto siberiano di Dersu Uzala di Akira Kurosawa, alle fetide paludi di Dagobah, dove vive il secolare maestro Yoda; dalla lucentezza art deco di Cloud City sul pianeta Bespin, che sembra riflettere l’anima lucida, bella e opportunistica di Lando Calrissian (Billy Dee Williams) alle cupe catacombe di un asteroide gigante, dove Han, Leia e Chewbacca si nascondono dopo che la Millennium Falcon è esplosa come una vecchia Buick.
La lavorazione del film è caratterizzata da molte disavventure. Innanzitutto radunare il cast si rivela un’impresa faticosa, come ricorda lo storico del cinema John Baxter nel suo libro George Lucas. La biografia, edito da Lindau. Mark Hamill e Carrie Fisher sono già sotto contratto ma Harrison Ford no. Si rende, dunque, indispensabile trovare un accordo con l’attore, che nel frattempo è divenuto una star, che coinvolge il compenso e la promessa di avere una parte più complessa rispetto al primo episodio. Anche Anthony Daniels e Dave Prowse, rispettivamente C3-PO e R2-D2, si lamentano per come sono stati trattati durante la promozione di Guerre Stellari e ottengono pertanto di avere dei credits più ampi. Lucas poi è ossessionato dal pensiero di essere accusato di razzismo e recluta per la parte dell’avventuriero Lando Calrissian, l’amico di Han Solo, l’attore afroamericano Billy Dee Williams.
I set sono costruiti in Inghilterra, nel febbraio del 1979, presso gli Elstree Studios. Ci sono subito enormi problemi di organizzazione dovuti al ritardo cronico di lavorazione accumulato da Stanley Kubrick per il suo Shining. I set dell’Overlook Hotel, infatti, occupano gran parte degli studios che dovrebbero essere utilizzati da L’impero colpisce ancora. Tuttavia, non avendo rispettato la tabella di marcia, Kubrick è ancora lì. Si accumulano pertanto dei ritardi che portano la lavorazione dai 100 giorni previsti a ben 175.
La sequenza iniziale è girata in Norvegia, a Finse per l’esattezza, una località sperduta nel nord del paese dove, in condizioni climatiche estreme, il cast deve allestire le principali sequenze di battaglia, poi completate con i modellini in studio. Il regista Irvin Kershner a 55 anni non è in forma smagliante e uscirà molto provato dall’esperienza. Terminate le riprese in esterni, il film si sposta di nuovo a Elstree dove viene costruito il pianeta Dagobah nel quale Mark Hamill compie il suo addestramento con lo Yoda. Queste scene portano ad una crisi nervosa l’attore, appena divenuto padre, che non sopporta di recitare davanti a un bidone della spazzatura, poi sostituito al montaggio dal pupazzo meccanico ideato da Frank Oz. Nel frattempo, Harrison Ford e Carrie Fisher se la spassano in hotel facendo le ore piccole e prendendosi delle sbronze colossali. Dopo l’improvvisa morte di John Barry, regista della seconda unità, Kershner è affiancato, seppur in maniera discreta, dallo stesso Lucas che interviene al montaggio, realizzando una versione del film tutta adrenalina, poi accantonata dal montatore Paul Hirsch che costruisce la versione definitiva, più cupa e distesa.
Gli effetti speciali sono realizzati dalla Industrial Light and Magic, la società costituita da Lucas per offrire nuove possibilità ai tecnici degli effetti speciali. Quest’ultimi, capitanati da Brian Johnson e Richard Edlund, confermano la ILM come la più importante società al mondo specializzata in effetti speciali. Memorabile è la battaglia iniziale sulla neve per la quale, come già detto, si utilizza la tecnica della stop motion, pianificata meticolosamente, prima attraverso gli storyboard, poi attraverso le animazioni. 124 di quelle immagini, stampate su pellicola, delineano l’azione in una nuova tecnica, chiamata “Animatics”.
E BLOCKBUSTER SIA
Il risultato di questo complesso lavoro ripaga tutte le amarezze accumulate nei lunghi mesi di lavorazione. Al suo esordio sugli schermi, il 17 maggio 1980, divenuto oramai dopo Guerre Stellari l’inizio della stagione estiva cinematografica, il film incassa 547,897,454 dollari in tutto il mondo.
Il primo blockbuster della storia hollywoodiana è senza dubbio Jaws - Lo squalo ma Star Wars e il suo sequel sono i primi film che delineano lo standard per il decennio seguente.
Dopo The Empire Strikes Back, la saga di Star Wars degenera nello sdolcinato Il ritorno dello Jedi, e non avrà più un film allo stesso tempo divertente e complesso. Il lirismo di The Last Jedi, secondo capitolo della terza trilogia, diretto da Ryan Johnson, è forse il tentativo più riuscito di avvicinarsi alle atmosfere irripetibili di The Empire Strikes Back.






