SPIDER-NOIR
Ritorno al passato
Dimenticate Peter Parker, zia May, Mary Jane, la New York rutilante del XXI secolo e gli Avengers, questo Spider-Noir è una rivisitazione del nostro amato arrampicamuri ambientata nientemeno che negli anni ‘30 - gli anni della grande depressione - un sofisticato omaggio al cinema noir e ai mostri della Universal.
Apparsa per la prima volta su un albo nel 2009 questa versione alternativa presenta il personaggio immerso in atmosfere hard boiled, create per l’occasione dagli scrittori David Hine e Fabrice Sapolski e trasferite sulle tavole da Carmine Di Giandomenico e Marko Durdevic.
Questa originale rivisitazione filmata, scritta da Orien Uziel e Steve Lightfoot, ha come set una metropoli battuta dalla pioggia, dei gangsters dediti al commercio di alcolici (siamo in pieno proibizionismo), una femme fatale, un sindaco corrotto e naturalmente dei villains con dei super poteri ante litteram, guidati da un gangster senza scrupoli che domina la città che non dorme mai.
Atmosfere in chiaroscuro, dunque, popolate da personaggi ambigui. In questo originale habitat si muove il nostro eroe, Ben Reilly, un detective privato attempato, ispirato al mitico Bogey, nemmeno a dirlo squattrinato, semi alcolizzato e fumatore accanito (come in ogni noir che si rispetti) le cui vesti sono impersonate da Nicholas Cage, mai a suo agio come in questo ruolo. Era, infatti, dai tempi di Longlegs, horror seminale diretto da Oz Perkins (figlio di Anthony), che non vedevamo il nipote di Francis Ford Coppola così in forma. Niente di più lontano, dunque, dall’eroe adolescente e sbarazzino interpretato da Tom Holland negli ultimi tre episodi della legacy cinematografica. Qui il ragno è un uomo maturo di mezza età tormentato dai sensi di colpa e dall’orrore vissuto di persona durante il primo conflitto mondiale.
Ben Reilly, infatti, è un eroe di guerra che nelle Ardenne, durante il primo conflitto mondiale, ha salvato un gruppo di commilitoni sottoposti ad esperimenti genetici dai tedeschi. Egli stesso è stato morso da un soldato orribilmente trasformato in un mutante aracnide che gli ha trasmesso i poteri del ragno. Così, una volta tornato in patria, Ben ha assunto una nuova identità, quella di Spider, un super eroe dotato di coraggio, determinazione e, naturalmente, dei classici poteri, quelli sì di Spider Man, ovvero una ragnatela adesiva, la possibilità di lanciarsi come Tarzan da un edificio all’altro e una forza fuori dal comune. Il suo costume è piuttosto spartano e contempla un trench nero, un cappello Fedora, anch’esso nero, e una maschera di lana sulla quale indossa un paio di occhiali a specchio tondi il cui utilizzo in termini pratici non è affatto chiaro. Spider così conciato è divenuto ben presto il beniamino della città ma durante una missione non è riuscito a salvare la sua amata Ruby con la quale era ormai prossimo a convolare a nozze. Tormentato dai sensi di colpa ha abbandonato per cinque anni la maschera e si è rifugiato nel suo ufficio di investigazioni dove campa con casi per lo più dediti al pedinamento di mogli fedigrafe, aiutato dalla sua fedele segretaria Janet (Karen Rodriguez) e da un reporter con spirito di iniziativa, tal Robbie Robertson (Lamorne Morris). Tutto è destinato a cambiare quando appaiono in città dei personaggi inquietanti dotati anch’essi di poteri stravaganti, nell’ordine, un uomo in grado di trasformarsi in una torcia umana, un altro capace di diventare sabbia, un nero dotato di una forza sovrumana e, infine, uno psicopatico con la mania del teatro shaekspiriano che veicola l’elettricità a suo piacimento (vi ricordano qualcuno?).
Come se non bastasse Ben è incaricato dall’affascinante Cat Hardy (LI Jun Li) di ritrovare il suo amato Flint (Jack Huston), scomparso misteriosamente dopo uno scontro con Spider. La donna è una cantante affascinante e sensuale che si esibisce nel suo locale, il lussuoso The Alcove (nomen omen), acquistato per lei dal potente Silvermane (un efficace Brendan Gleeson), il boss criminale della città. Ben accetta con riluttanza l’incarico (il fascino della dark lady ha un peso importante nella sua decisione) salvo scoprire che i nuovi criminali che scorrazzano per la metropoli mettendola a soqquadro sono proprio i soldati che egli aveva salvato nelle Ardenne. Adesso sono al servizio di Silvermane, determinato a continuare a comandare la città. Aggiungete a questo cocktail micidiale anche una scienziata che, sulle rive dell’Hudson, ha un laboratorio segreto nel quale conduce degli esperimenti per trovare un antidoto da somministrare ai criminali, destinati altrimenti a perire in breve tempo proprio a causa degli esperimenti genetici, e avrete una trama densa come una ragnatela che si dipana in otto episodi incalzanti della durata di circa 45’.
La serie, disponibile su Amazon Prime da fine maggio, è stata ideata di Phil Lord e Chris Miller, autori dei due geniali cartoni animati dedicati all’arrampicamuri, il primo dei quali, Spiderman - Un nuovo universo, ha ottenuto il premio Oscar nel 2019 ed è distribuita da Sony Pictures che ancora detiene i diritti Marvel del ragno.
Mi pare doveroso ricordare ai miei due lettori che non sono un amante del multiverso, lo ritengo, infatti, una scorciatoia per rimettere in scena personaggi prematuramente scomparsi a causa di scelte scellerate degli sceneggiatori. Ritengo dunque questa soluzione narrativa una vera e propria furbata che ha l’aggravante di rendere le storie dei nostri beniamini sempre più ingarbugliate e soprattutto insensate. In questo caso, però, Spider-Noir è davvero un’operazione sofisticata che, come già detto, rimanda ad atmosfere familiari a tutti i cinefili.
Tanto per intenderci la puntata numero sei è un omaggio ai monsters movies Universal degli anni ‘30 ed è certamente la più riuscita del mazzo, mentre il finale dell’ottava richiama esplicitamente il climax nientemeno che de La signora di Shangai di Orson Welles. Nicholas Cage (che è anche produttore della serie) racconta che, per prepararsi al ruolo, ha preso ispirazione dai romanzi di Raymond Chandler, nonché da attori del calibro di Humphrey Bogart, James Cagney e Edward G. Robinson, costruendo così il suo personaggio come un mix tra Bogart e Bugs Bunny. A rendere ancora più sofisticata l’operazione produttiva c’è la possibilità per lo spettatore di scegliere tra la versione a colori e quella in bianco e nero. Inutile dire che consigliamo caldamente di visionare la versione in chiaro scuro. Un’operazione riuscita, quindi, che si vede con piacere, caldamente consigliata agli amanti delle atmosfere dark.





